Tra calo della produzione, giacenze record e forti tensioni sui prezzi, il comparto enologico italiano affronta una delicata fase congiunturale che, tra il 2025 e il 2026, sta mettendo a dura prova la redditività dell’intera filiera produttiva.
Il comparto vitivinicolo italiano affronta l’annata 2026 immerso in una fase di profonda turbolenza, caratterizzata da volumi di invenduto senza precedenti. Secondo i dati del ministero dell’Agricoltura (Il Sole 24 Ore, agosto 2026), al 31 luglio scorso erano presenti nelle cantine italiane ben 45,6 milioni di ettolitri di vino e mosti, registrando un incremento dell’8,2% rispetto all’anno precedente e l’equivalente di una intera vendemmia in più accumulata in magazzino. A conferma di ciò, i report ufficiali dell’ICQRF contenuti in Cantina Italia (Agronotizie, agosto 2026) precisano che nello stesso periodo risultavano presenti 42,6 milioni di ettolitri di vino, per oltre il 55% concentrato nel Nord e rappresentato da vini Dop e Igp, e 3,1 milioni di ettolitri di mosti, con volumi superiori del 6,9% sul 2025.
Questo surplus di offerta ha generato una pesantezza complessiva del mercato che ha direttamente penalizzato i prezzi e i volumi di imbottigliamento: a giugno 2026, i vini sfusi Doc italiani sono stati quotati in media a 1,57 euro al litro, in calo del 7% sul 2025, con flessioni ancora più marcate del 19% per i vini comuni, a cui si è aggiunto un calo dell’export di quasi il 7% nei primi cinque mesi dell’anno e un freno del 15% sul mercato statunitense.
A questa pressione si è unita la pratica diffusa del declassamento delle bottiglie, stimata da Unione Italiana Vini in circa una bottiglia su cinque, affiancata da una critica forbice inflattiva: a settembre 2026 l’indice Istat dei prezzi al consumo del vino ha segnato un -2,3% su base annua a fronte di un’inflazione generale al +4,2%, comprimendo i margini operativi dei produttori a causa dei rincari su energia, trasporti e packaging.
Nonostante le tensioni sui margini e sulle giacenze, il mercato del lavoro della filiera rispecchia la dinamica generale registrata tra la fine del 2025 e il 2026, dove il numero complessivo degli occupati in Italia si è attestato a 24 milioni e 68 mila unità con un tasso di occupazione stabile al 62,4%, evidenziando un rafforzamento dell’occupazione dipendente a tempo indeterminato (+1%) a fronte di una contrazione del lavoro a termine (-8,6%) (Bollettino CNEL sul Mercato del Lavoro n. 1/2026).
Nel Mezzogiorno, le criticità hanno colpito duramente la Puglia, dove giacciono oltre 4,2 milioni di ettolitri di vino invenduto, di cui oltre 3 milioni costituiti da vini Igp e Dop, determinando un crollo della redditività delle imprese locali (Cia Puglia, 2026). Dinamiche analoghe si registrano in Campania, dove il distretto irpino ha evidenziato forti pressioni sui prezzi delle uve, spingendo i Consorzi e la Regione ad attivare strumenti di gestione dei volumi e riserve vendemmiali ai sensi della legge 238/2016 (Agronotizie, 2026). A livello territoriale, pur a fronte di una riduzione del tasso di disoccupazione nel Mezzogiorno sceso al 9,4%, si registra contestualmente un incremento del tasso di inattività al 44,6%, segnale di una flessione nella ricerca attiva di impiego nelle aree rurali più colpite dalle eccedenze produttive (Bollettino CNEL sul Mercato del Lavoro n. 1/2026).
Nonostante la severità della contrazione, la fase negativa presenta una natura congiunturale e in via di superamento. Le analisi di economia agraria (Gambero Rosso, intervento del Prof. Jean-Marie Cardebat, 2025) indicano una svolta positiva attesa tra il 2026 e il 2027, sostenuta dal controllo dell’inflazione e dal riallineamento dei consumi globali. Ulteriori segnali incoraggianti arrivano dalle rilevazioni del Liv-ex (marzo 2026), che stimano per la fine del 2026 un incremento del 2,1% del principale indice dei vini pregiati (Fine Wine 100), favorito da un mercato che mostra i primi segnali di stabilità, dal calo generale dei prezzi dei vini di circa il 30% e da un incremento del valore degli acquisti in Europa pari al 48% su base annua. Questo progressivo riassorbimento delle giacenze e la stabilizzazione dei mercati offrono prospettive favorevoli anche per la tenuta e la qualificazione dei livelli occupazionali lungo tutta la filiera agroalimentare (Bollettino CNEL sul Mercato del Lavoro n. 1/2026).
