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La fine dei vecchi tetti risarcitori sui licenziamenti illegittimi: cosa cambia per le piccole imprese

Le recenti decisioni della Corte Costituzionale e dei giudici del lavoro stanno ridisegnando le regole sui licenziamenti illegittimi nelle aziende con meno di 15 dipendenti, eliminando i vecchi limiti rigidi ai risarcimenti. Questa evoluzione punta a garantire tutele più eque e adeguate, aprendo però a nuove riflessioni sulla disparità di trattamento tra dipendenti assunti in passato e neoassunti.

Gestire i dipendenti nelle piccole imprese è diventato un tema sempre più delicato. Negli ultimi mesi, infatti, le decisioni della Corte Costituzionale stanno ridisegnando le regole sui licenziamenti illegittimi, eliminando quei vecchi punti di riferimento a cui le piccole imprese erano abituate da anni.

Per molto tempo, un licenziamento considerato illegittimo in un’azienda sotto la soglia dei quindici dipendenti comportava un rischio economico circoscritto, bloccato dal rigido tetto massimo di sei mensilità. Oggi questo scenario sta cambiando radicalmente; la vera svolta è arrivata con la storica Sentenza n. 118 del 2025 della Consulta, che ha cancellato quel limite per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015, stabilendo che un indennizzo così basso rischiava di essere solo simbolico e privo di una reale funzione deterrente, in linea con i principi della Carta Sociale Europea. Un indirizzo che è stato ulteriormente blindato dall’Ordinanza n. 131 del luglio 2026, con cui la Corte ha ribadito che, per i contratti post 2015, il vecchio tetto è oramai definitivamente superato.

Per gli imprenditori, tuttavia, la sfida quotidiana si muove oggi all’interno di una convivenza complessa. Da un lato ci sono i neoassunti, protetti da questo nuovo sistema privo di sbarramenti fissi; dall’altro resistono i contratti storici, stipulati prima del 2015, legati ancora alle vecchie tutele. Questa coesistenza crea un evidente paradosso e una disparità di trattamento interna tra dipendenti. Proprio per sanare questa spaccatura, il Tribunale di Livorno è tornato recentemente a investire la Consulta chiedendo di estendere l’innalzamento del tetto a dodici mensilità anche per il personale assunto in precedenza.

In attesa che la Corte Costituzionale si pronunci anche sul fronte dei contratti storici per scrivere l’ultimo capitolo della riforma, la gestione del personale e la prevenzione del contenzioso richiedono oggi una prudenza nettamente superiore rispetto al passato.

Il sistema dei licenziamenti nelle piccole aziende italiane sta vivendo una fase di profonda trasformazione. Per anni, un licenziamento illegittimo in un’azienda sotto i quindici dipendenti comportava solo un risarcimento economico, bloccato da un tetto massimo rigido fissato a sei mensilità. Tuttavia, con la storica Sentenza n. 118 del 2025, la Consulta ha cancellato questo limite per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015, stabilendo che un indennizzo così basso rischia di essere solo simbolico e privo di una reale funzione deterrente per le aziende.

Questa svolta trova le sue radici nei principi della Carta Sociale Europea che impone sanzioni dissuasive e adeguate a riparare integralmente il pregiudizio del lavoratore. A confermare questo indirizzo è intervenuta nuovamente la Corte Costituzionale (Ordinanza n. 131 del 17 luglio 2026) la quale ha chiuso, in via definitiva, il cerchio sul Jobs Act: dichiarando inammissibile per sopravvenuta carenza di oggetto il ricorso del Tribunale di Padova (Ordinanza del 16 luglio 2025, reg. ord. n. 212/2025), la Consulta ha ribadito che il tetto delle sei mensilità per i contratti post 2015 è ormai cancellato per sempre.

Nonostante ciò, il quadro resta frammentato a causa di un evidente paradosso: chi è stato assunto prima del 2015 continua a subire il limite rigido delle sei mensilità previsto dall’articolo 8 della Legge n. 604/1966, subendo una forte discriminazione rispetto ai colleghi più recenti. Per sanare questa disparità, il Tribunale di Livorno (Ordinanza n. 39/2026) ha investito nuovamente la Consulta, chiedendo di elevare a dodici mensilità il tetto massimo anche per i contratti storici.

Oggi lo stato attuale vede quindi coesistere un regime flessibile e senza tetti fissi per i neoassunti e un sistema ancora ingessato per il personale più anziano. Nelle more del pronunciamento della Corte Costituzionale sull’ordinanza di Livorno, l’obiettivo del prossimo futuro sarà quello di scrivere l’ultimo capitolo di questa riforma ed armonizzare definitivamente le regole per garantire a tutti i lavoratori delle piccole imprese una tutela effettiva, proporzionata e realmente dissuasiva.

 

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