Le misure di welfare aziendale rappresentano uno strumento importante per sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori. Tra queste rientra anche la possibilità, per il datore di lavoro, di riconoscere ai propri dipendenti beni, servizi e, in determinati casi, il rimborso di alcune spese sostenute per la casa.
Ma attenzione: non si tratta di un bonus erogato dallo Stato né di una somma che spetta automaticamente al lavoratore.
Chi paga e chi riceve il rimborso?
Il meccanismo è semplice: è il datore di lavoro a decidere di riconoscere il fringe benefit e a sostenerne il costo.
Il lavoratore, dopo aver sostenuto una delle spese ammesse dalla normativa e presentato la documentazione richiesta, può ricevere dall’azienda il relativo rimborso.
Dove sta allora l’agevolazione?
Nel trattamento fiscale e contributivo: entro i limiti stabiliti dalla legge e nel rispetto delle condizioni previste, le somme riconosciute non concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente.
In altre parole:
l’azienda sostiene il costo → il lavoratore riceve il beneficio → la legge ne consente l’esenzione fiscale e contributiva entro determinate soglie.
Il cosiddetto “bonus bollette”
Tra le spese che possono rientrare nei fringe benefit troviamo quelle relative alle utenze domestiche.
Il datore di lavoro può quindi decidere di rimborsare al dipendente le somme effettivamente sostenute per acqua, energia elettrica e gas naturale.
Facciamo un esempio.
Un lavoratore ha sostenuto 600 euro di spese per utenze domestiche. L’azienda decide di riconoscergli un fringe benefit attraverso il rimborso di quelle spese. Dopo la presentazione della documentazione necessaria, il lavoratore riceve dall’azienda 600 euro che, se vengono rispettate tutte le condizioni previste e non vengono superati i limiti complessivi di esenzione, non concorrono alla formazione del suo reddito imponibile.
Le soglie di esenzione
Per il 2026 sono previste due soglie annuali:
- 1.000 euro per la generalità dei lavoratori dipendenti;
- 2.000 euro per i lavoratori con figli fiscalmente a carico, compresi i figli adottivi, affidati o riconosciuti fuori dal matrimonio.
Si considerano fiscalmente a carico i figli con un reddito annuo non superiore a 2.840,51 euro, limite elevato a 4.000 euro per i figli fino a 24 anni.
È importante sottolineare che 1.000 e 2.000 euro non rappresentano un bonus che il lavoratore ha diritto a ricevere, ma il limite entro il quale i fringe benefit eventualmente riconosciuti dal datore di lavoro possono beneficiare dell’esenzione.
Attenzione al superamento della soglia
Il limite non funziona come una franchigia.
Se il valore complessivo dei fringe benefit riconosciuti nell’anno supera la soglia applicabile, anche di un solo euro, l’intero valore diventa imponibile fiscalmente e contributivamente, e non soltanto la parte eccedente.
Per questo motivo è necessario considerare complessivamente tutti i fringe benefit ricevuti dal lavoratore durante l’anno.
Quali spese possono essere rimborsate?
La disciplina consente di ricomprendere, nel rispetto delle condizioni previste, anche:
Utenze domestiche
Acqua, energia elettrica e gas naturale.Abitazione principale
Canoni di locazione e interessi sul mutuo relativo all’abitazione principale.Le utenze possono, in determinati casi, essere intestate anche a un familiare del lavoratore, purché ricorrano i requisiti previsti e la spesa sia effettivamente sostenuta.
Possono inoltre rientrare alcune spese condominiali, come quelle relative al riscaldamento centralizzato, quando il costo dell’utenza sia correttamente ripartito tra i condomini.
Cosa deve fare il lavoratore?
Per ottenere il rimborso, il dipendente deve fornire al datore di lavoro la documentazione richiesta oppure, nei casi previsti, una dichiarazione sostitutiva che consenta di attestare gli elementi necessari alla verifica della spesa.
In particolare, occorre poter dimostrare la spesa sostenuta, identificare l’utenza e il relativo intestatario e dichiarare che le stesse somme non siano già state oggetto di rimborso.
In sintesi
Il rimborso delle bollette attraverso i fringe benefit non è un contributo pubblico e non è automatico.
È uno strumento che il datore di lavoro può scegliere di mettere a disposizione dei propri dipendenti e che, se correttamente utilizzato, consente di trasformare alcune spese quotidiane in un beneficio concreto per il lavoratore, grazie al particolare trattamento fiscale e contributivo previsto dalla normativa.
Per le aziende diventa quindi uno strumento di welfare da valutare e gestire con attenzione; per i lavoratori, un’opportunità il cui reale vantaggio dipende dalle modalità di erogazione e dal rispetto dei limiti previsti.
