In molte aziende italiane di medie dimensioni il TFR viene ancora gestito, di fatto, come una forma di autofinanziamento:
un debito verso i lavoratori che resta in azienda fino alla cessazione del rapporto e che viene poi coperto attingendo ai flussi di cassa correnti, anziché da risorse effettivamente accantonate.
Con la Legge di Bilancio 2026, questo meccanismo è destinato a cambiare in modo significativo.
Cosa cambia dal 1° gennaio 2026
Dal mese di gennaio 2026, le aziende che nel 2025 avevano una media di almeno 60 dipendenti dovranno versare mensilmente il TFR maturato a un Fondo di Tesoreria presso l’INPS.
Sarà poi l’Istituto a liquidare il trattamento di fine rapporto al lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro.
Per molte imprese questo significa mettere a preventivo un’uscita di cassa mensile rilevante, che in alcuni casi può superare gli 8.000 euro.
L’ampliamento della platea delle aziende obbligate
La Legge di Bilancio 2026 ha modificato la disciplina del contributo del trattamento di fine rapporto, integrando quanto previsto dall’art. 1, comma 756, della Legge n. 296/2006.
In particolare:
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per il periodo 2026–2031 l’obbligo riguarda le imprese con almeno 60 dipendenti
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dal 2032 la soglia dimensionale verrà ridotta a 40 dipendenti
Il requisito dimensionale rileva anche se il numero di lavoratori viene raggiunto nel corso dell’anno.
Un impatto diretto sulla programmazione finanziaria
Fino al 31 dicembre 2025, l’obbligo di versamento al Fondo di Tesoreria INPS riguardava solo le aziende che, già nel 2006, avevano una media di almeno 50 dipendenti.
La nuova disciplina supera questa logica:
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le aziende che hanno raggiunto la soglia nel 2025 o in anni precedenti dovranno iniziare a versare il TFR all’INPS dal periodo di paga di gennaio 2026
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chi supererà il limite negli anni successivi inizierà i versamenti dall’anno successivo al raggiungimento della soglia
Non è solo una questione contabile
Il mancato versamento del TFR al Fondo di Tesoreria INPS costituirà causa ostativa al rilascio del DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva).
Questo significa che l’impatto della norma non si esaurisce sul piano finanziario, ma può incidere anche sulla continuità operativa dell’azienda, sull’accesso a bandi, agevolazioni e contratti.
Quando scatta l’obbligo di versamento
Alla luce delle novità introdotte:
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le aziende che hanno raggiunto la soglia nel 2025 o in anni precedenti dovranno trasferire all’INPS i TFR non destinati alla previdenza complementare dal periodo di paga di gennaio 2026
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le aziende che raggiungeranno la soglia nel 2026 o in anni successivi inizieranno i versamenti dall’anno successivo al superamento del limite
Secondo una prima lettura della norma, la verifica del requisito dimensionale dovrà essere effettuata sulla base della media annuale dei lavoratori in forza nell’anno solare precedente a quello dal quale decorre l’obbligo contributivo.
In attesa di una circolare attuativa dell’INPS, restano applicabili le regole contenute nel Decreto Ministeriale 30 gennaio 2007, in combinato disposto con le istruzioni operative fornite dall’INPS con la circolare n. 70/2007, come richiamato anche dal dossier dell’Ufficio Studi del Parlamento.
Attenzione al DURC: perché il tema è ancora più delicato
Il DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva) certifica la regolarità dell’azienda nei confronti di INPS, INAIL e Casse Edili ed è requisito indispensabile per:
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partecipare a gare e appalti
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accedere a agevolazioni e contributi pubblici
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stipulare o mantenere determinati rapporti contrattuali
Il mancato versamento del TFR al Fondo di Tesoreria INPS impedirà il rilascio del DURC, con effetti diretti sulla operatività aziendale.
Una riflessione per gli imprenditori
Il vero nodo non è solo l’introduzione dell’obbligo, ma il poco tempo lasciato alle imprese per riorganizzare la propria programmazione finanziaria.
Il TFR non è mai stato una risorsa “libera”.
Dal 2026 questa realtà diventa immediata e non più rinviabile.
La differenza, come spesso accade, non sarà fatta dalla norma in sé, ma dalla capacità dell’imprenditore di anticiparne gli effetti e governarne l’impatto, trasformando un obbligo in una scelta consapevole di gestione.
