Il decreto 1° maggio ha introdotto un concetto di cui si parla da anni ma che ora diventa oramai una priorità assoluta per la politica (non solo nazionale), per le parti sociali e per i lavoratori.
IL SALARIO GIUSTO
È difficile darne una definizione compiuta che, tra l’altro, sia scevra dal proprio credo politico o dalla propria inclinazione socio-professionale.
Ma alcune linee guida vengono definite da questo decreto.
Sicuramente i riflettori si accendono ( e non in accezione positiva ) sui contratti “ paralleli”, quelli cioè, non siglati dai sindacati comparativamente maggiormente rappresentativi.
Siamo sulla strada corretta? A nostro avviso, lo si vedrà tra qualche anno!
Il principio
Garantire ai lavoratori una retribuzione adeguata:
- proporzionata alla quantità di lavoro svolto
- coerente con la qualità dell’attività prestata
Come si determina il trattamento economico
La retribuzione di riferimento viene definita attraverso:
- il CCNL più rappresentativo a livello nazionale
- il cosiddetto “contratto leader”
Come si individua il CCNL leader
Il contratto leader viene scelto considerando:
- settore di appartenenza
- attività prevalente dell’azienda
- dimensione del datore di lavoro
- natura giuridica dell’impresa
Il principio del “salario giusto”
Il trattamento economico definito dal CCNL leader rappresenta:
- la soglia minima di riferimento
- il parametro del “salario giusto”
Conseguenze pratiche
Gli altri contratti collettivi:
- non possono prevedere retribuzioni inferiori
- devono garantire livelli economici almeno equivalenti al contratto leader
Obiettivo:
Tutelare i lavoratori attraverso una retribuzione equa, uniforme e coerente con il settore di riferimento.
